Toni bassi e lavorare, è questo il nuovo corso della Roma firmata Di Francesco e Monchi?

di: Edoardo Sorani

Sono l'ideatore di Testedicalcio.com, progetto partecipativo nel quale unisco l'amore per il calcio, per la scrittura e per il gioco di squadra.

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Un nuovo direttore sportivo, un nuovo allenatore, una squadra che ha dato addio allo storico capitano e un calciomercato estivo in prospettiva Champions che, tra le regole del fair play finanziario, l’obiettivo di trattenere il maggior numero di top player e la necessità di trovare rimpiazzi adeguati a quelli che inevitabilmente partiranno, si annuncia più difficile che mai. In casa Roma ce ne sarebbe abbastanza per vedere fuochi d’artificio ogni giorno, e invece l’aria che si respira è piuttosto tranquilla.

Una novità per i tifosi giallorossi, abituati ad ascoltare dichiarazioni altisonanti da parte della società, dei calciatori e soprattutto degli allenatori, che a volte hanno fatto proclami (poi puntualmente disattesi) il giorno stesso del loro insediamento, spesso e volentieri già ad agosto, davanti a stuoli di giornalisti. Ora però qualcosa è cambiato.

Di Francesco è arrivato a Roma mentre il tornado di polemiche per l’addio di Totti e quello di Spalletti flagellava ancora la piazza, facendo tanto di quel rumore che sono stati in pochi ad accorgersi realmente dell’arrivo del nuovo allenatore. Anche perché Di Francesco, così come Monchi, ha dato subito l’impressione di volersi sottrarre il più possibile al circo di interviste e conferenze stampa che Spalletti, caduto in trappola per via del suo malcelato piacersi troppo di fronte ai microfoni, si era illuso di poter controllare. Alla conferenza di presentazione, Di Francesco ha parlato soprattutto del lavoro che c’è da fare e dell’impegno massimo che è disposto a mettere per svolgerlo.

Video: La conferenza di presentazione di Eusebio Di Francesco

Anche il mercato sembra aver risentito di questo nuovo approccio. Il difensore messicano Moreno è stato un colpo a sorpresa, proprio mentre la Roma sembrava condannata a improvvisare qualcosa solo dopo la partenza di almeno uno tra Manolas, Ruediger e Salah. Allo stesso modo l’interesse pubblico dei giallorossi è piombato all’improvviso su Karsdorp del Feyenoord, obiettivo che, al di là del suo raggiungimento, sembra comunque destinato a non diventare un tormentone.

Ieri Di Francesco ha incontrato a New York il presidente Pallotta. Niente conferenze stampa come nel 2013 quando toccò a Garcia, niente pioggia di foto e video come nel 2016 quando toccò a Spalletti. A differenza dei suoi due ultimi predecessori, andati dal presidente per ricevere l’investitura ufficiale alla guida della squadra, Di Francesco è volato negli USA con il badge da allenatore giallorosso già in tasca, così, assieme anche a Monchi e Baldissoni, si è svolta una riunione operativa, come a dire “Di flash e di chiacchiere ne abbiamo fatte abbastanza, adesso è tempo di mettersi sotto e lavorare”.

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