Goodbye Edin, anzi no!

di: Edoardo Sorani

Sono l'ideatore di Testedicalcio.com, progetto partecipativo nel quale unisco l'amore per il calcio, per la scrittura e per il gioco di squadra.

Dalle stelle alle..stelle, passando per le stalle, prima di sparire di nuovo, intristito. Quando ormai molti tifosi si erano preparati a dire addio a Dzeko, ecco che la travagliata storia d’amore tra lui e la Roma trova la forza di rimanere in piedi, seppure in bilico. Prendendo in prestito il film Sliding Doors, la cessione di Dzeko al Chelsea sarebbe stato uno spartiacque segnante per la stagione giallorossa. Ma quando le porte si sono chiuse e il treno per Londra è partito, Edin a sorpresa non era a bordo.
Questo è un articolo nostalgico su quello che sarebbe stata la sua partenza dopo due anni e mezzo di Roma, con un titolo da capocannoniere in tasca, un appellativo di “bidone” scacciato a suon di reti e dopo aver visto più allenatori in panchina che trofei messi in bacheca.

Amore a prima vista

È il 12 agosto 2015 quando la Roma sceglie Edin Dzeko (prestito con diritto di riscatto) e Edin Dzeko sceglie la Roma (raccontano che quando era ancora al Manchester City abbia alzato i toni per andare a giocare nella capitale). Al suo arrivo il bosniaco, miglior realizzatore nella fresca storia della sua nazionale, prima punta forte fisicamente e valida tecnicamente, viene accolto da centinaia di tifosi in festa, che confidano nei suoi gol per riuscire a strappare lo scudetto alla Juventus. Rudy Garcia lo mette da subito al centro dell’attacco, e proprio contro la Juventus, alla seconda di campionato, il neo acquisto offre un saggio delle sue qualità: prende posizione in area e spizza il cross di Iago Falque a discapito di Chiellini, battendo Buffon. È la rete decisiva che manda in visibilio i tifosi e con cui la Roma batte 2-1 i bianconeri.

Video: il gol di Dzeko alla Juventus

Dzeko si presenta così alla prima ufficiale all’Olimpico

Già in crisi?

Chi ben comincia è a metà dell’opera, però in questo caso l’opera del bosniaco di ferma a metà. Dzeko segna pochi altri gol (alla fine saranno 10 reti stagionali in 39 presenze), ma soprattutto si rende protagonista di tantissimi errori sotto porta, alcuni persino imbarazzanti. Non è comunque lui il principale responsabile della crisi che investe la squadra a metà stagione. Quando a gennaio Spalletti subentra a Garcia, il mister di Certaldo riesce a risanare la squadra ma non a cambiare faccia alla stagione di Edin, che dopo la fiducia iniziale scivola progressivamente nelle gerarchie e finisce in panchina, a favore di Perotti falso nueve.

Video: gli errori di Dzeko nel 2015/2016

Insomma, dopo il primo anno giallorosso ce n’è abbastanza per bollare l’avventura romana di Dzeko come un completo fallimento. L’attaccante potrebbe cambiare aria per ritrovare fiducia, e la Roma potrebbe cederlo per cercare di recuperare parte dell’investimento. Dzeko però vuole restare, si chiarisce con Spalletti e promette un secondo anno completamente diverso.

Anno nuovo, vita nuova

Ed è così. Al primo vero anno di Spalletti-bis, il bosniaco segna 39 gol tra campionato, Coppa Italia e Europa League, cifra con cui non solo si aggiudica il titolo di capocannoniere della Serie A e Scarpa d’oro (miglior marcatore in europa), ma imprime il suo nome a grandi lettere nella storia della Roma come miglior marcatore stagionale di sempre.

Il lupo perde il pelo ma…

Nel 2017/2018, la cessione di Salah al Liverpool e l’arrivo di un nuovo allenatore, con nuovi schemi da assimilare, non scalfiscono nemmeno in parte il ruolino di marcia di Dzeko, che inizia la stagione così come aveva terminato quella precedente: a suon di gol. Sono 7 le reti che realizza nelle prime 7 partite, come a dire “Io non sono cambiato di una virgola“.

Eppure intorno a lui le cose stanno cambiando, e Edin se ne è già accorto. Il 12 settembre, dopo il difficile pareggio strappato all’Atletico Madrid all’Olimpico, si lascia sfuggire “Si sente la mancanza di Totti ma pure quella di Salah. Loro giocavano sempre vicino a me, come anche Radja, mentre ora con questo sistema di gioco sono tutti più distanti. Dobbiamo comunque avere pazienza per crescere tutti insieme”.

Insomma, qualcosa con Di Francesco non è scattato, sicuramente non a livello tattico. Dzeko però continua a segnare, almeno fino a metà ottobre quando si prende addirittura la soddisfazione di una doppietta allo Stamford Bridge, che per poco non regala alla Roma una incredibile vittoria in trasferta sul Chelsea.

London calling

Dzeko a Roma sta bene, ha comprato casa, nella capitale sono nati la figlia Una e il suo fratellino Dani. Parla di Roma come un romano qualunque, per esempio lamentandosi delle buche delle strade e paragonandole a quelle della sua città natale, Sarajevo, che ai tempi della sua infanzia dovette lasciare per via della guerra. Dopo l’innamoramento e la prima crisi risolta, ora il rapporto tra Dzeko e la Roma è finalmente maturo.

Di colpo però qualcosa si inceppa e il suo cognome smette di comparire nel tabellino dei marcatori. All’inizio sembra un problema soprattutto suo, perché la squadra ha una difesa di ferro e riesce a buttarla dentro quanto basta per macinare punti, ma partita dopo partita le cose lì davanti si fanno preoccupanti. Dzeko corre, pressa, tiene palla per i compagni e addirittura imposta, ma quando arrivano i cross dentro l’area lui non li prende quasi mai. La sua presenza nell’area avversaria scema, e la sua efficacia in zona gol diminuisce, al punto che tra gli attaccanti titolari in Serie A è quello che fa più tiri fuori a partita (2,2).

Dzeko resta titolarissimo, vuoi perché Di Francesco gli dà ancora fiducia, vuoi soprattutto perché di alternative credibili, con Schick che deve ancora riprendersi e Defrel infortunato, là davanti non ce ne sono. Così Edin le gioca praticamente tutte, ma ormai segna col contagocce (una rete il 6 dicembre contro la Spal e un’altra a gennaio con l’Atalanta) e la Roma (anche questa volta non solo per colpa sua) ripiomba in una crisi di risultati. Nel frattempo si è riaperto il mercato e si accendono per Edin le sirene inglesi proprio del Chelsea.

ballottaggio dzeko schick
Dzeko e Schick, i due non sono riusciti a convivere nell’attacco della Roma

A sorpresa, specie in un momento di crisi come quello attuale, Monchi si dimostra disponibile ad ascoltare la proposta dei blues per il miglior realizzatore della squadra. Dzeko in realtà è indeciso, non vorrebbe lasciare Roma e la Roma, ma di fatto la società lo spinge verso la trattativa, così Edin ci pensa e capisce che non c’è altra soluzione se non quella di prendere il largo, anche perché la Roma è alle prese coi soliti problemi di bilancio e non può lasciarsi sfuggire l’opportunità di realizzare un’enorme plusvalenza, senza dimenticare che Di Francesco deve anche risolvere i problemi relativi a Defrel e Schick, acquistati per circa 60 milioni la scorsa estate, finora costretti a giocare adattati a destra.

Bentornato, per non essere andato via

E invece…

Pronti ad andare in scena i titoli di coda, la proiezione dell’ennesimo film già visto si arresta bruscamente. E mentre tanti tifosi giallorossi che lo avevano osannato, denigrato e poi di nuovo portato in trionfo erano già pronti a sminuire il suo contributo alla causa, Edin punta i piedi col Chelsea. Vuole più soldi, vuole un contratto più lungo, vuole andare via solo di fronte a un’offerta irrinunciabile, un’offerta praticamente impossibile. Il Chelsea, che già di suo naviga in acque agitate, lascia il tavolo delle trattative e fa rotta sul francese Giroud. Così Edin resta, per dimostrare ancora una volta che la Roma ha bisogno di lui, anche se la Roma ha fatto finta che non fosse così.

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