Champions: Roma 1-0 con lo Shakhtar e giallorossi finalmente tra i grandi

Andrea Serra

Andrea Serra

Sono un giovane studente romano, appassionato di sport, soprattutto di calcio, innamorato della Roma, che seguo assiduamente dall'infanzia.
Andrea Serra

Turno infrasettimanale dal sapore speciale per i giallorossi, dopo le fatiche di campionato si respira aria di Champions. La posta in palio è alta e l’ambiente ne è consapevole, l’Olimpico è ben tornito e festante, bramoso di una qualificazione ai quarti mancante da ben undici anni.
Roma e Shakhtar si dispongono in campo pronte a sfidarsi senza esclusione di colpi per un posto tra le prime otto squadre d’Europa. Nei primissimi minuti sono i giallorossi ad avere il predominio del campo, proponendo una buona circolazione di palla, ma senza mai riuscire ad impensierire Pyatov. Nel secondo quarto, invece, gli ucraini crescono esponenzialmente, sviluppando un’ottima trama di gioco con eccezionale tecnica (tutta brasiliana), anche se il massimo pericolo per Alisson viene da un maldestro controllo difensivo di Florenzi, che rischia l’autogoal.

Nella ripresa i giallorossi cambiano pelle. La squadra impacciata e leziosa della prima frazione sparisce, lasciando spazio ad un undici competitivo e deciso a portare a casa il risultato. Le azioni divengono via via sempre più avvolgenti ed efficaci, fin quando al 52’, con un no-look fulmineo, Strootman pesca in profondità Dzeko, che ribadisce in rete, anticipando il portiere ucraino in uscita. Passati in svantaggio gli avversari si innervosiscono, alzando i toni fisici dello scontro, tanto da arrivare prima all’espulsione di Ordets al 79’, per fallo da ultimo uomo su uno scatenato Dzeko, e subito dopo ad una dubbia ammonizione per una sconsiderata e riprovevole reazione di Ferreyra ai danni di un giovane raccattapalle. Con l’avvicinarsi del fischio finale i giallorossi sentono salire la pressione e, disunendosi, rischiano grosso nel finale, caratterizzato da un vero e proprio arrembaggio ucraino, che tuttavia non sortisce gli effetti sperati. La partita si chiude sull’1-0 per i padroni di casa, sancendo la qualificazione ai quarti di finale per i giallorossi tra le urla del pubblico in visibilio.

Pagelle romaniste

  • Alisson: 6 – Mai veramente chiamato in causa, tuttavia è sempre attento e pronto.
  • Florenzi: 6,5 – Tanti gli errori in fase difensiva, uno su tutti il quasi autogoal sfiorato nel primo tempo. Si fa perdonare però con un costante e cospicuo apporto offensivo e qualche magia.
  • Manolas: 7,5 – Il colosso greco è tornato in tutto il suo splendore. Si vocifera Bernard sia rimasto direttamente negli spogliatoi perché in campo non si è visto.
  • Fazio: 7,5 – Si spartisce col compagno di scorribande greco l’attacco avversario e bracca Ferreyra, lasciandogli le briciole, in più si fa spesso vedere in avanti, improvvisando break offensivi estemporanei.
  • Kolarov: 6,5 – Poca benzina, ma tanta esperienza. Questo ben sintetizza la sua gara, fatta di saggezza e acume tattico.
  • Nainggolan: 7 – Corre, ripiega, imbastisce, riparte, recupera, insomma il solito tuttofare dai mille polmoni onnipresente in ogni zona del campo.
  • DeRossi: 7,5 – Semplicemente monumentale il capitano giallorosso, che decide di chiudere ogni spiraglio agli avversari, chiudendo la sua saracinesca personale davanti la difesa. Mentalità e dedizione.
  • Strootman: 7 – È tornata a ottimi livelli anche la lavatrice, che oggi, oltre al solito lavoro sporco, si propone anche in veste di assist man con un lancio filtrante da capogiro.
  • Under: 6 – Prova movimenti, diagonali, tagli, ma non la sua miglior serata. Alla fine il suo lavoro è utile alla squadra, ma non determinante come ultimamente è stato.
  • Gerson: 6,5 – Entra nella ripresa, ma si integra bene nel gioco, sfruttando bene il fisico spesso in fase difensiva o per far salire i compagni.
  • El Shaarawy: SV
  • Perotti: 7 – Nelle notti europee anche lui ritrova la migliore ispirazione. Punta costantemente la difesa avversaria e spesso è remissivo, ma in accoppiata con Kolarov è spesso devastante.
  • Dzeko: 8 – È lui il signore da Champions. Inizialmente appare incostante, quasi innervosito. In apertura di secondo tempo, però, si accende in occasione del goal e non si ferma più. Corre, protegge palla e fa salire la squadra, chiama la profondità, pressa. È veramente implacabile. Il no a Conte a gennaio gli ha fatto proprio bene.
  • Di Francesco: 9 – Riesce lì dove nessuno da ben undici anni riusciva, sfatando la nomea di squadra cuscinetto pronta ad essere distrutta dalle grandi d’Europa. Ancor più impressionante poi per la piazza di Roma è che ci sia riuscito inculcando, finalmente, nella testa dei giocatori, un atteggiamento diverso, positivo, rigoroso, che chissà in futuro non possa essere definito vincente.

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