Cassano-Cerci-Pazzini, la ricetta per salvezza in casa (di riposo) Hellas Verona

di: Edoardo Sorani

Sono l'ideatore di Testedicalcio.com, progetto partecipativo nel quale unisco l'amore per il calcio, per la scrittura e per il gioco di squadra.

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Intendiamoci, non sono poi così vecchi. Almeno stando all’anagrafe. Però spesso si dice che “L’importante è sentirsi giovani dentro”, e sotto questo aspetto non siamo sicuri che i quasi 30 anni di Cerci e i 35 di Cassano nascondano dei giovani funamboli pronti a dare tutto pur di emergere. Magari non saranno vecchi (soprattutto Cerci) ma a giudicare dal loro rendimento più recente appaiono quantomeno molto stanchi.

Antonio Cassano

L’ultima partita di Fantantonio in Serie A risale al derby di Genoa del giorno 08/05/2016, in cui giocò 90 minuti a termine di una stagione che già allora era iniziata sotto la promessa (poi disattesa) dell’ennesimo rilancio. Quell’anno, però, il talento barese riuscì a mettere assieme appena 2 reti e 6 assist in 25 partite stagionali. E non era stato un rullo nemmeno l’anno prima, nel 2014/2015 trascorso nelle file del Parma (poi retrocesso), quando il bottino di fine stagione ammontava ad appena 5 gol e 2 assist in 20 partite. Tanto per capirci, quasi lo stesso rendimento che, nemmeno maggiorenne, aveva mostrato nel Bari nel 1999/2000.

Video: i colpi di Cassano tra Bari, Milan e Samp

I colpi e la genialità del barese non si discutono, come pure a 35 anni crediamo sia davvero improbabile che Fantantonio sappia ritrovare una forma accettabile e soprattutto mantenerla, al netto di possibili infortuni e – soprattutto – di un aspetto disciplinare molto problematico che lo ha accompagnato praticamente per tutta la sua carriera.

Se però dovesse riuscire a tornare stabilmente in campo, allora c’è da scommettere che ritrovarsi vicino Pazzini, come ai bei tempi doriani in cui la coppia portò i blucerchiati perfino ai preliminari di Champions, risveglierà in Cassano quella marcia in più che, seppure incostante, dovrebbe essere più che sufficiente a garantire al Verona una salvezza sicura.

Alessio Cerci

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L’arrivo di Cerci all’Atletico Madrid, inizio di 3 anni bui per la sua carriera

Se la definizione di Cerci come “Il Robben italiano” ha sempre fatto sorridere, non è certo per via dell’assenza di capigliatura della più nota ala destra olandese rispetto alla folta chioma del mancino originario di Velletri. Questo perché l’ultima (e forse anche unica) vera stagione importante che ha giocato in carriera risulta quella disputata nel 2013/2014 tra le file granata del Torino: 13 reti e 11 assist in 38 partite in coppia con Immobile, che conquistò il titolo di capocannoniere di Serie A con 22 reti grazie anche ai suoi assist.

Da lì in poi, però, invece della definitiva consacrazione è arrivato un fiasco dopo l’altro. Prima il buco nell’acqua alla corte di Simeone nell’Atletico Madrid, quindi il ritorno in prestito in patria a Gennaio, tra le file del Milan, poi il rientro alla base a Madrid, e un prestito-bis al Genoa, anch’esso senza risultati.

Adesso una nuova sfida, quella scaligera, che assomiglia un po’ ad un’ultima spiaggia. L’ultima possibilità di riscatto, offerta da una piccola squadra, per un giocatore che non è mai riuscito a fare il salto di qualità in una grande. La continuità di impiego in una realtà che punta ad un a tranquilla salvezza è probabilmente l’unica cura per un giocatore che ha bisogno di sentire l’assoluta fiducia dell’allenatore e dell’ambiente.

Giampaolo Pazzini

Tra di loro, l’esperto Pazzini, ormai prossimo ai 33, che però è l’unico che negli ultimi anni ha mantenuto un rendimento costante. Anzi, l’esperienza in serie B ha ridato energia ad un altro calciatore le cui sorti sembravano tragicamente in declino. Nella divisione cadetta, il “Pazzo” ha conquistato la vetta della classifica marcatori realizzando 23 reti in 35 partite, ripagando la fiducia dell’Hellas con la promozione in A.

Video: Giampaolo Pazzini stagione 2016/2017

E se di solito si scommette sui giovani, il Verona di Pecchia scommette invece sui vecchi sull’esperienza di chi ha giocato coppe europee e persino mondiali. E se da un lato si tratta di una strategia inconsueta, visto che almeno 2 di questi 3 veterani della serie A arrivano con un rendimento tutt’altro che garantito, l’ultima volta che l’Hellas scommise un “vecchietto” le cose andarono piuttosto bene.

Nel 2013/2014, l’allora allenatore Mandorlini affidò l’attacco a un certo Luca Toni, che tutti pensavano avviarsi verso l’inesorabile pensione. Il campione del mondo 2006, però, decise di rinascere e realizzò 20 reti il primo anno e 22 l’anno seguente (titolo di capocannoniere del torneo in condivisione con Icardi dell’Inter), stabilendo nuovi record in Serie A. Porterà bene anche stavolta?

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